Il digiuno è una pratica antichissima


Non stiamo semplicemente parlando delle tradizioni religiose adottate da molti popoli nella storia… parliamo del digiuno del tutto involontario cui eravamo spesso costretti da uomini cacciatori-raccoglitori del Paleolitico. Ci siamo infatti evoluti facendo fronte alla carenza di cibo: l’abbondanza è una condizione moderna che mal si concilia con quella che è la nostra natura.

L’organismo umano (e animale) è strutturato per alternare fasi di digiuno e fasi di alimentazione. Durante il digiuno, il corpo ha l’occasione di fare “pulizia” e si liberarsi di tessuti malati, scorie e tossine. Questo processo si chiama autofagia, ed è un complesso meccanismo nel quale la cellula individua dentro di essa gli “scarti” (molecole e organelli danneggiati e non funzionanti) e li elimina attraverso l’auto-digestione.

Il materiale che ne ricava viene utilizzato per creare nuove strutture (giovani e perfettamente funzionanti). È quindi facile capire come il processo di autofagia sia strettamente correlato alla longevità: più il corpo riesce a fare correttamente “manutenzione”, più aumentano le nostre possibilità di vivere a lungo e in salute.

Inoltre, durante il digiuno, grazie al deficit calorico e al brusco abbassamento dell’insulina, il corpo riesce efficacemente ad attingere alle scorte energetiche, depositate nel corpo sotto forma di accumuli adiposi.

Quindi, sebbene questo non sia lo scopo principale, quella del digiuno può essere una pratica utile anche nel controllo del peso corporeo, variabile fondamentale per il perseguimento dello stato di salute.

Come dicevamo, la società attuale e lo stile di vita moderno, ci portano a una continua esposizione al cibo: potenzialmente possiamo mangiare in qualsiasi momento della giornata (e della notte!). Il nostro problema è l’abbondanza, non certo la carenza.

Se vogliamo quindi stimolare l’autofagia e tenere un comportamento che favorisca il mantenimento della corretta % di massa grassa, dobbiamo proprio metterci d’impegno!

Per sperimentare i benefici del digiuno, fortunatamente, non è indispensabile astersi dal cibo per giorni e giorni. Le modalità per digiunare sono molteplici:

 

  • schema 16/8 (o chiamato anche Leangains) in cui si digiuna per 16 ore al giorno e si consumano i pasti nelle 8 ore restanti
  • schema 5:2 (detto anche “Dieta Fast”) in cui sono previsti apporti calorici imitanti il digiuno (circa 500-600 kcal) durante 2 giorni in una settimana, mentre i restanti 5 si mangia normalmente
  • schema “Eat-Stop-Eat” in cui si digiuna per 24 ore consecutive uno o due giorni alla settimana.
  • Dieta Mima Digiuno (DMD), un programma basato su 5 giorni di forte restrizione calorica e una specifica distribuzione dei macronutrienti secondo lo schema ideato dal Professor Valter Longo

 

Il modello ci piace di più, per la praticità e facilità di applicazione, è il digiuno 16/8, o digiuno intermittente. Per praticare questo digiuno, infatti, è sufficiente saltare la cena e accertarsi che passino 16 ore tra l’ultimo pasto di una giornata (il pranzo o una piccola merenda) e il primo della giornata successiva (la colazione).

Semplicemente, la finestra temporale nella quale mangiare colazione e pranzo si restringe a 8 ore.

Ad esempio: colazione alle 7 del mattino e pranzo entro le 15. Poi solo liquidi privi di calorie , quindi senza aggiunta di zucchero, fino alle 7 del mattino successivo. Ad ogni modo è possibile anche consumare brodo di carne o verdure, oppure estratti verdi (solo verdure verdi come zucchine, cetrioli, finocchi, sedano… con aggiunta di limone o zenzero se gradito).

Attenzione: il corpo umano è abitudinario, quindi ci vuole un po’ di pazienza. La prima volta che salterete un pasto sarà la più difficile, ma procedendo con l’allenamento diventerà sempre più facile.